
Bilancio di sostenibilità: che cos’è e perché è importante
Scopri cos’è il bilancio di sostenibilità, chi deve redigerlo e perché è una scelta strategica vincente anche per chi non è obbligato. Dal Green Deal europeo alle imprese italiane, tutto ciò che devi sapere.
La valanga di adempimenti: da pratica per pochi a regole per tutti
La sensazione è proprio quella di essere travolti da una valanga di adempimenti, consigli pressanti e complesse burocrazie. In parte è vero, ma il terreno era già in fermento e stava smottando da tempo: questa valanga non è poi così improvvisa.
È quasi un decennio che si parla di bilancio non finanziario, anche se finora era una pratica riservata a poche grandi imprese. La Direttiva sulla rendicontazione non finanziaria – NFRD, recepita in Italia con il Decreto Legislativo n. 254 del 2016, riguardava circa 200 aziende, tra cui società quotate ed enti di interesse pubblico. In sostanza, era un tema per pochi.
Il green deal europeo e la nascita del bilancio integrato
Poi, con il Green Deal, l’Europa ha lanciato il progetto di diventare il primo continente a impatto climatico zero entro il 2050, con un obiettivo intermedio altrettanto sfidante: ridurre le emissioni di gas serra del 55% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990. Era il 2022.
Un traguardo ambizioso, senza dubbio, ma necessario. Per raggiungerlo, però, non basta tagliare le emissioni: serve un cambiamento più profondo, che coinvolga tutte le imprese, non solo le più grandi. Ogni azienda, per quanto piccola, deve contribuire, e per farlo è essenziale che comunichi in modo chiaro come sta gestendo e interagendo con i criteri ESG.
Ed è qui che entra in gioco la Corporate Sustainability Reporting Directive – CSRD. Adottata dall’Unione Europea nel dicembre 2022 come parte del Green Deal, la Direttiva 2022/2464 rivoluziona il concetto e il perimetro del bilancio di sostenibilità, trasformandolo da strumento per pochi a pratica sempre più diffusa, coinvolgendo un numero crescente di imprese, in modo diretto o indiretto.
Sostituendo la precedente NFRD, la CSRD introduce importanti novità. Per prima cosa, come anticipato, allarga progressivamente il perimetro delle aziende obbligate alla rendicontazione, includendo non solo le grandi imprese ma, col tempo, anche molte altre realtà.
Inoltre, stabilisce nuovi standard comuni, gli European Sustainability Reporting Standards – ESRS, che assicurano che tutte le imprese utilizzino un linguaggio condiviso quando parlano di sostenibilità, migliorando la trasparenza e la comparabilità.
Infine, richiede che la dichiarazione di sostenibilità sia integrata nel documento di Relazione sulla Gestione, trasformandola in un elemento centrale della strategia aziendale, non più un semplice adempimento formale. Ed è così che nasce il Bilancio Integrato.
Per chi non è ancora obbligatorio, per chi lo sarà, e per chi non lo sarà mai
In Italia, la CSRD è stata recepita con il Decreto Legislativo n. 125 del 6 settembre 2024 ed è entrata in vigore il 25 settembre 2024. Dal 1° gennaio 2024, riguarderà le imprese già soggette alla NFRD. L’obbligo sarà applicato gradualmente
Dal 2025
(anno fiscale 2024)
Le imprese attualmente soggette alla direttiva NFRD: imprese quotate, banche e assicurazioni con:
- numero medio dei dipendenti occupati durante l’esercizio: 500
- totale dello stato patrimoniale: 25 milionidi euro
- ricavi netti delle vendite e delle prestazioni: 50 milioni di euro
Dal 2026
(anno fiscale 2025)
Le grandi imprese con:
- numero medio dei dipendenti occupati durante l’esercizio: 250
- totale dello stato patrimoniale: 25 milionidi euro
- ricavi netti delle vendite e delle prestazioni: 50 milioni di euro
Dal 2027
(anno fiscale 2026)
Le piccole e medie imprese quotate1 (PMI), gli istituti di credito di piccole dimensioni non complessi e le imprese di assicurazioni e riassicurazione dipendenti da un Gruppo (“captive”)2 con:
- numero medio dei dipendenti occupati durante l’esercizio: non inferiore a 11e non superiore a 250
- totale dello stato patrimoniale: superiore a 450 mila euro e inferiore a 25 milioni euro
- ricavi netti delle vendite e delle prestazioni: superiore 900 mila euro e inferiore a 50 milioni euro
Dal 2029
(anno fiscale 2028)
Società figlie e succursali di società madri extra-europee per le quali la capogruppo ha generato negli ultimi due esercizi consecutivi, e per ciascuno degli stessi, a livello di gruppo o, se non applicabile, a livello individuale, nel territorio dell’Unione, ricavi netti superiori a 150 milioni di euro e:
- un’impresa figlia soddisfa i requisiti dimensionali della CSRD
- una succursale ha generato ricavi netti superiori a 40 milioni di euro nell’esercizio precedente
Perché il bilancio di sostenibilità è una scelta strategica
L’obiettivo della CSRD è chiaro: rendere la rendicontazione non finanziaria una pratica diffusa, accessibile e, soprattutto, capace di promuovere un cambiamento reale.
Le imprese non sono più semplici osservatori: diventano protagoniste, con la responsabilità di guidare il mercato e la società verso un mondo più trasparente, equo e rispettoso dell’ambiente.
La CSRD è molto più di un obbligo normativo: è una spinta fondamentale per aiutare le aziende a comunicare in modo chiaro le proprie scelte e azioni in ambito economico, sociale e ambientale, garantendo trasparenza e allineamento con gli obiettivi di sostenibilità europei.
E se pensate che la rendicontazione di sostenibilità non sarà mai un obbligo per voi, sottovalutarla sarebbe un grave errore. Perché?
Perché il mondo sta cambiando, e con esso le regole del gioco.
La CSRD, obbligatoria per molte grandi aziende, non è solo una nuova legge: è il segnale di un mercato che sta alzando l’asticella, chiedendo sempre più trasparenza e responsabilità. Quando le grandi imprese si muovono, l’effetto si ripercuote su tutta la filiera, coinvolgendo inevitabilmente anche chi opera in una realtà più piccola.
Non solo obbligo: come il bilancio aiuta a restare competitivi
Ci piace immaginare il mercato come un grande ecosistema: ogni elemento è connesso agli altri.
Se i vostri clienti, fornitori o partner sono obbligati a rendicontare le loro emissioni e gli impatti ESG, prima o poi chiederanno anche a voi dati e informazioni per compilare i loro bilanci.
In altre parole, anche senza un obbligo diretto, vi troverete presto coinvolti.
E affrontare questa richiesta in modo disorganizzato o senza seguire standard chiari non è un’opzione: rischiate di perdere tempo, credibilità e, peggio ancora, opportunità di business.
Ma non fermiamoci agli obblighi.
Il Bilancio di Sostenibilità non è solo un’onerosa formalità: è una straordinaria opportunità per distinguervi.
Avere un piano chiaro per misurare e comunicare il vostro impatto ambientale, sociale e di governance permette di presentarvi come un’azienda affidabile e responsabile, il partner su cui tutti vogliono contare.
In un mercato sempre più interconnesso e attento, ignorare la sostenibilità significa rischiare di restare indietro. Dotarsi di un Bilancio di Sostenibilità è una scelta responsabile e un investimento lungimirante, una mossa strategica che permette di essere protagonisti nel gioco competitivo, anziché subirlo da osservatori. Arrivare dopo, significa semplicemente che altri sono arrivati prima.
E non finisce qui. Creare un Bilancio di Sostenibilità ben strutturato migliora il vostro posizionamento sul mercato.
Sempre più consumatori orientano le loro scelte verso prodotti e servizi che incarnano i valori in cui credono. Premiano chi dimostra con i fatti un impegno reale per il pianeta e il benessere delle persone. Diventare una di queste aziende significa conquistare e mantenere un ruolo di rilievo nel mercato, oltre che guadagnare una fiducia solida e duratura, trasformando i clienti in alleati fedeli.
Infine, ma non per importanza, il Bilancio di Sostenibilità vi invita a fare un esame di coscienza aziendale.
Misurare e analizzare i vostri impatti diventa una leva per scoprire inefficienze, ottimizzare i processi e tagliare i costi superflui. Uno sguardo complessivo sulla strategia, un’analisi intelligente di rischi e opportunità. Un’occasione per crescere e innovare, trasformando la sostenibilità da semplice obbligo a un motore potente di crescita e vantaggio competitivo.
In pratica il Bilancio di Sostenibilità è un po’ come la Fiat Panda, se non ci fosse bisognerebbe inventarlo.
ma visto che c’è, cosa aspettate?


