
Green Claims: la direttiva che cambia (davvero) la comunicazione ambientale
La Direttiva Ue 2024/825 riscrive le regole dei messaggi green: stop a claim generici, trasparenza obbligatoria, controlli terzi e responsabilità nell’informazione. Una svolta che richiede contenuti chiari, verificabili e costruiti con metodo.
Quando un messaggio parla di “prodotto green”, “impatto zero” o “azienda sostenibile”, quello che arriva al pubblico orienta scelte, fiducia e reputazione. Per questo serviva la nuova Direttiva Green Claims. Per portare un cambiamento che riguarda tutti: consumatori, imprese e chi si occupa di comunicazione.
Ogni asserzione ambientale dovrà essere chiara, specifica e verificabile, evitando tutto ciò che può risultare ingannevole.
Per chi crea contenuti, significa costruire messaggi più accurati e capaci di guidare davvero le scelte delle persone. Con consapevolezza, responsabilità e trasparenza.
La Direttiva Green Claims (UE 2024/825) è stata adottata il 28 febbraio 2024, pubblicata il 6 marzo ed è entrata in vigore venti giorni dopo. Gli Stati membri dovranno recepirla entro il 27 marzo 2026. Nasce per contrastare il greenwashing e garantire che le informazioni ambientali siano chiare, verificabili e comparabili. Per questo limita l’uso di claim generici come “ecologico”, “naturale” o “verde” se non supportati da dati solidi e vieta dichiarazioni basate solo sulla compensazione delle emissioni, come “impatto neutro”, quando non riflettono il ciclo di vita reale del prodotto.
In Italia il recepimento è iniziato con l’approvazione preliminare del decreto legislativo il 5 novembre 2025, che porterà le imprese ad adeguarsi entro marzo 2026.
Cosa cambia per chi comunica
Oltre ad essere una questione prettamente normativa, la direttiva cambia l’intero approccio alla comunicazione ambientale.
Ogni claim, simbolo, immagine o grafica che evochi sostenibilità diventa un’informazione da trattare con rigore e precisione. Le asserzioni generiche non bastano più: serve spiegare, dettagliare, contestualizzare. In questo senso, la direttiva valorizza contenuti chiari, ben costruiti e privi di semplificazioni ingannevoli.
Marchi, etichette e verifiche indipendenti
Un passaggio centrale riguarda i marchi di sostenibilità. Da ora in poi potranno essere utilizzati solo se basati su sistemi di certificazione trasparenti e verificati da organismi terzi indipendenti. Etichette create ad hoc o loghi che evocano sostenibiità ma non hanno un sistema di controllo reale non saranno più ammessi. Questo rende la comunicazione più leggibile, riconoscibile e tutelata.
Durabilità, riparabilità e caratteristiche sociali
La direttiva amplia le aree tutelate, coprendo l’intero spettro dei principi ESG: ambiente, condizioni di lavoro, inclusione, benessere animale, diritti umani. Durabilità, riparabilità e riciclabilità non potranno più essere presentate in modo superficiale o parziale. Un prodotto non può essere definito “riparabile” se non lo è realmente, e qualunque confronto tra prodotti dovrà spiegare metodo e criteri utilizzati.
Cosa significa per le imprese
La direttiva richiede alle imprese un passo in avanti. Il decreto italiano di recepimento chiarisce che claim ingannevoli, marchi non certificati e messaggi non verificabili e accessibili saranno sanzionati dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato. Servono dunque processi interni più strutturati: piani di attuazione, controlli periodici, informazioni accessibili al pubblico.
Perché la comunicazione diventa strategica
La direttiva non frena la comunicazione: la rende più solida. Spinge aziende e comunicatori a lavorare con metodo, chiarezza e responsabilità. Non basta trovare la formula “accattivante”: servono contenuti fondati, comprensibili e completi.
La comunicazione non è accessoria: è una parte essenziale della strategia e della reputazione. Uno strumento per orientare, informare e costruire fiducia.
Fare comunicazione significa soprattutto prendersi cura delle parole: scegliere ciò che è vero, spiegare ciò che è complesso, dare forma a messaggi che rispettano chi legge.
È il lavoro quotidiano di chi crede nella responsabilità dei contenuti.
Noi ci crediamo.