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Normativa ESG: un quadro in movimento. Semplificare senza smantellare

Soglie riviste e obblighi rinviati, ecco come le nuove decisioni dell’UE, ridisegnano gli impegni ambientali e sociali per le imprese, con uno sguardo a chi resta escluso e perché non è solo burocrazia.

L’Unione Europea è impegnata in un ampio processo di revisione delle regole sulla sostenibilità per le imprese, con l’obiettivo dichiarato di ridurre gli oneri amministrativi.
Il pacchetto legislativo Omnibus I, presentato a febbraio 2025, è già al centro del negoziato tra Consiglio e Parlamento e contiene modifiche sostanziali alla CSRD, alla CSDDD e al Regolamento sulla Tassonomia. Un secondo pacchetto, Omnibus II, è atteso nei prossimi mesi e affronterà ulteriori aspetti della finanza sostenibile.
Insieme, questi interventi ridisegnano il perimetro della rendicontazione ambientale e sociale, escludendo molte piccole e medie imprese.

Le semplificazioni proposte, se non inserite in una prospettiva di lungo periodo, rischiano di ridurre l’efficacia degli obblighi ESG, compromettendo trasparenza e responsabilità. Per molti osservatori si tratta di un arretramento rispetto agli impegni precedenti. Tuttavia, se guidate da una visione coerente, possono diventare un’occasione per accompagnare gradualmente le imprese nel cambiamento, a partire da quelle più strutturate. La condizione è non smarrire l’obiettivo: costruire un quadro normativo solido, inclusivo e in grado di orientare la transizione.

Omnibus I, II e la Direttiva “Stop-the-Clock”

Il pacchetto Omnibus, presentato dalla Commissione Europea a febbraio 2025, rappresenta il primo intervento strutturato per semplificare la legislazione UE sulla sostenibilità. Tre i pilastri principali coinvolti:

  • la CSRD (rendicontazione di sostenibilità);
  • la CSDDD/CS3D (due diligence su diritti umani e ambientali);
  • il Regolamento sulla Tassonomia delle attività ecosostenibili.

Lo strumento noto come “Stop-the-Clock”, ovvero la Direttiva (UE) 2025/794, si inserisce nel contesto Omnibus I, ed è già in vigore (Aprile 2025). Questa norma posticipa di due anni l’applicazione della CSRD per le imprese che ancora non erano soggette agli obblighi e di un anno l’avvio della CSDDD. L’obiettivo è quello di offrire un margine di tempo per adeguarsi, soprattutto in una fase di forte incertezza macroeconomica.
In pratica, migliaia di aziende – soprattutto medio-grandi – saranno escluse dagli obblighi. I tempi sono stati dilatati: l’entrata in vigore della CSDDD è rinviata al 2028, e anche la CSRD ha subito una di due anni per chi non ha ancora iniziato a rendicontare (primo report nel 2028, relativo all’anno 2027).

È attesa nei prossimi mesi la presentazione di un Omnibus II, dedicato principalmente alla semplificazione degli obblighi informativi sugli investimenti sostenibili e sui prodotti finanziari ESG.
Se verranno confermate le nuove soglie: la CSRD riguarderà solo le imprese con più di 1.000 dipendenti e almeno 450 milioni di euro di fatturato netto; la CSDDD si applicherà solo a chi ha oltre 5.000 dipendenti e 1,5 miliardi di euro di fatturato.

Due diligence e approccio “risk-based”

La CSDDD introduce obblighi per le imprese in materia di due diligence sui diritti umani e sull’ambiente lungo la propria catena del valore. Il Consiglio UE propone di limitare questi obblighi ai soli fornitori diretti (tier 1), salvo nei casi in cui emergano informazioni oggettive e verificabili che giustifichino controlli ulteriori.
Questa impostazione si basa su un principio “risk-based”: le imprese devono concentrare le verifiche dove ci sono rischi concreti e significativi di impatti negativi, ambientali o sociali. Non è quindi richiesto un controllo esteso su tutta la filiera, ma un’attività proporzionata al rischio, fondata sulle informazioni disponibili.

La Tassonomia: una bussola per la transizione

Tra gli strumenti centrali del quadro normativo europeo sulla sostenibilità, la Tassonomia definisce quali attività economiche possono essere considerate “sostenibili” in base a criteri tecnici condivisi.
Nel pacchetto Omnibus I, la Commissione propone di limitare l’obbligo di rendicontazione sulla Tassonomia alle imprese di maggiori dimensioni, lasciando alle altre la facoltà di aderire su base volontaria.

Tra le principali modifiche proposte figurano:

  • l’introduzione di una soglia di materialità del 10% per escludere voci minori;
  • la possibilità di non rendicontare attività considerate non rilevanti finanziariamente.

Progressività e chiarezza nelle regole ESG: semplificare non deve significare rinunciare

La sostenibilità aziendale comporta obblighi normativi e la necessità di regole chiare e proporzionate. La riduzione degli obblighi può rendere meno disponibili dati utili per investitori, banche e altri operatori, rendendo più difficile valutare i profili ESG delle imprese.
L’estensione graduale della rendicontazione consente di introdurre questi obblighi in modo progressivo, lasciando tempo alle imprese per adattarsi e rafforzare le proprie competenze.
Allo stesso tempo, molte scelte restano affidate alla capacità delle imprese di anticipare i cambiamenti e posizionarsi in un mercato sempre più orientato a criteri ambientali, sociali e di governance.
Non tutto è obbligatorio da subito, ma è nell’interesse stesso delle aziende cogliere l’evoluzione del contesto e assumere un ruolo attivo: per rispondere alla domanda di trasparenza e per restare competitivi nel lungo periodo.

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